23-07-2007

Centro culturale Jean Marie Tjibaou. Nuova Caledonia. Renzo Piano, 1998

Renzo Piano,

Progetti

Legno,

Totalmente ispirato alle tradizioni culturali e costruttive del luogo, il Centro culturale Jean Marie Tjibaou è una delle opere più particolari realizzate da Renzo Piano, perché incarna lo spirito dei Kanaki, la popolazione della Nuova Caledonia che ospita questo grande e suggestivo complesso.



Centro culturale Jean Marie Tjibaou. Nuova Caledonia. Renzo Piano, 1998 L'idea è maturata all'inizio degli anni '90, dopo l'assassinio di Jean-Marie Tjibaou, leader del movimento per l'autonomia del Paese, colonia della Francia dal 1864. Proprio in seguito a questo tragico evento, Mitterand ha voluto che si costruisse un centro per proteggere la cultura indigena, quasi annientata all'inizio del secolo dai coloni. Il concorso internazionale ad inviti, vinto da Renzo Piano, ha portato così alla realizzazione di una sorta di villaggio, sede di mostre, convegni e attività creative.
I gusci ricurvi, in tutto 10, realizzati in listelli di legno, sono disposti attorno ad un atrio coperto, proprio come in un villaggio tradizionale. Il luogo, scelto insieme ai Kanaki (che letteralmente significa "uomini") è una penisola che si spinge nell'oceano, ricca di vegetazione e in grado di garantire un diretto contatto con la natura.
Il complesso è completamente in iroko, il legno importato dal Ghana, molto resistente all'umidità e agli insetti. I gusci hanno tutti altezze differenti, fino a raggiungere i 28 metri del più alto. La loro organizzazione rispecchia quella dei tradizionali villaggi, fatti di case riunite a più gruppi. Anche queste particolarissime capanne si articolano infatti in una sequenza, precisamente in 3 agglomerati. Il primo, che fa anche da ingresso, ospita una mostra permanente sulla civiltà Kanak, oltre ad un auditorium e ai servizi di ristorazione. Una biblioteca, una sala conferenza e gli uffici si trovano invece nel secondo gruppo, mentre il terzo è composto dalle sale per le attività creative, dalla musica alla pittura.
A collegare le 10 strutture è una passeggiata coperta, che guarda verso l'oceano, mentre dalla parte opposta si trova la fitta vegetazione dell'isola. I gusci punteggiano il paesaggio come le capanne dei Kanaki e come loro si lasciano attraversare dalla brezza, nascondendo inoltre un efficiente sistema di ventilazione passiva.
Il rispetto per la tradizione e per la cultura del luogo, la sensibilità verso la natura, la capacità di dialogare con un popolo così diverso fanno di questo progetto un'opera davvero esemplare di quell'architettura che cerca l'universalità nei valori autentici.

Laura Della Badia

GALLERY


Il nostro sito web utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione.
Se desideri maggiori informazioni sui cookie e su come controllarne l’abilitazione con le impostazioni del browser accedi alla nostra
Cookie Policy