03-04-2017

Il cibo nella fiaba: fantasia e ricettari storici (parte I)

Dress your kitchen

Incontriamo la scrittrice Elissa Piccinini che, insieme a Camillo Bacchini, ha scritto il libro “Ricette da fiaba” (Elliot Edizioni), illustrato da Francesca Rossetti: una gustosa raccolta di piatti fiabeschi



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Il cibo nella fiaba: fantasia e ricettari storici (parte I) C’era una volta… la mela della strega di Biancaneve. Ma anche il pisello su cui la principessa non riusciva a prender sonno. La zuppa di cavoli di Vassilissa La Bella, l’insalata di Raperonzolo e la robusta trippa di Pinocchio.
Elissa Piccinini, docente di latino e greco in un liceo, giornalista pubblicista e appassionata “sirenologa”, ha appena scritto, insieme all’amico e collega Camillo Bacchini, insegnante di lettere, il libro “Ricette da fiaba”. Pubblicato da Elliot Edizioni e soavemente illustrato da Francesca Rossetti, il volume s’ispira alle principali fiabe popolari italiane e internazionali ed è, per metà, un saggio e, per l’altra metà, un ricettario.
Quand’è nata l’idea del libro, Elissa?
«Circa due anni fa, durante una cena a casa mia con le nostre famiglie. Siccome Camillo ed io siamo accomunati dall’interesse per la fiaba, durante la conversazione abbiamo avuto l’idea. Siamo partiti dal saggio “Ucci, ucci. Piccolo manuale di gastronomia fiabesca” di Giorgio Cusatelli, dedicato al valore simbolico del cibo nella fiaba, per costruire un percorso nostro e originale».
Il vostro libro è strutturato come un menu.
«S’inizia con il pane da fiaba, dove s’incontrano casette di pane e focaccia, poi i primi magici per vedere cosa bolle in pentola, le carni fatate, ucci ucci sento odor…, i pesci meravigliosi, fra pesci parlanti e magici serpenti, le salse favolose, le verdure e i legumi incantati alla ricerca del fagiolo magico, i dolci stregati su come costruirsi una dolce metà e, infine, le pozioni. Queste sezioni, introdotte da pagine saggistiche con una ricca bibliografia finale sull’importanza di quel piatto o di quell’ingrediente nel mondo della fiaba, contengono sette-otto ricette ciascuna».
Ciascuna di queste ricette è connessa a una fiaba.
«Certo. E sono andata a ricercare, per ogni pietanza, la ricetta più vicina, sia geograficamente sia cronologicamente, alla raccolta di fiabe da cui era stata tratta. Abbiamo, per esempio, il cappone ripieno de “I tre cedri”, scritta dal napoletano Giambattista Basile nel Cinquecento e la ricetta s’ispira al celebre ricettario cinquecentesco di Bartolomeo Scappi, cuoco delle cucine vaticane durante il pontificato di Pio IV».
Quali altri ricettari ha usato?
«Per le fiabe di Perrault, ho utilizzato il ricettario francese del Settecento di François Pierre de La Varrene. Per quelle dei fratelli Grimm, un ricettario dell’Ottocento. Per le fiabe di Calvino, dei manuali di ricette tradizionali italiane, come quello di Pellegrino Artusi e il “Cucchiaio d’Argento”. Per le fiabe russe di Afanasjev, dei ricettari russi del XIX secolo».

Mariagrazia Villa

Illustrazioni: Francesca Rossetti

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