07-04-2017

Il cibo nella fiaba: i menu e gli automi alimentari (parte III)

Dress your kitchen

Ecco il menu fiabesco che “Ricette da fiaba” (Elliot Edizioni), illustrato da Francesca Rossetti, propone dai primi ai dessert, passando dalle pozioni. Ce ne parla Elissa Piccinini, autrice del libro insieme a Camillo Bacchini



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Il cibo nella fiaba: i menu e gli automi alimentari (parte III) Come sarebbero un pranzetto o una cenetta fiabeschi? Chips di ali di pipistrello? Trenette al pesto di denti di strega? Scaloppine di lingua di fata? Frittelle dolci di occhi di rana?
Lo scopriamo insieme, continuando la nostra intervista a Elissa Piccinini, autrice con Camillo Bacchini del libro “Ricette da fiaba” (Elliot Edizioni), illustrato da Francesca Rossetti.
Oltre ai pesci, Elissa, ci sono altri alimenti con caratteristiche magiche?
«Al secondo posto, come valenza magica, ci sono le verdure, e questo potrebbe essere legato al tema dell’utero della madre terra da cui scaturisce la vita. In una fiaba s’incontra, per esempio, il fagiolo magico da cui cresce la pianta che porta nel mondo dei giganti. I legumi sono presenti molto spesso, in qualità di prove: tipo sparpagliati per essere raccolti fino all’ultimo. Al terzo posto, possiamo mettere il serpente. Come racconta Camillo Bacchini nel nostro libro, questo rettile che, nella tradizione occidentale ed ebraico-cristiana, possiede una valenza negativa, nelle fiabe conserva il valore positivo che aveva ab origine. Pertanto, chi nelle fiabe mangia carne di seropente acquisisce poteri magici».
Come sono i menu delle fiabe?
«In quelle italiane ci sono tanti maccheroni, pasticci di maccheroni, minestrone ligure, lasagne; nelle fiabe non italiane, si parla di pappa dolce di miglio, brodo di fave, zuppa d’orzo, di cereali differenti dal grano. Le carni sono presenti, soprattutto quando si parla di banchetti principeschi, ma la loro preparazione e cottura sono molto semplici: arrosti, spiedi, bolliti. I dolci più articolati sono quelli delle fiabe di Basile, come le zeppole, la cassata, il biancomangiare, ma parecchi si trovano anche nella raccolta di Afanasjev: frittelle, budini, biscotti speziati natalizi…».
E le bevande?
«Nelle fiabe popolari ci sono vino, birra, acqua. Nel libro mi sono permessa di inserire le ricette di due pozioni di mia creazione: la pozione dell’eterna giovinezza della regina cattiva di Biancaneve e quella digestiva dell’orco di Pollicino. Sono due centrifugati molto salutari!».
Le ricette le ha riprese fedelmente dai ricettari storici o le ha rivisitate in senso moderno?
«Poiché le ricette originarie sono piuttosto pesanti, molto lontane dai nostri canoni nutrizionali (con strutto, lardo eccetera), alla fine del libro ho inserito delle sostituzioni: la farina bianca può essere sostituita con quella integrale, lo zucchero con dolcificanti naturali, i grassi animali con quelli vegetali. È un valore aggiunto del libro».
In diverse fiabe popolari c’è l’interessante tema dell’automa alimentare…
«È il tema di costruirsi una sorta di Golem con la pasta alimentare, anziché l’argilla. Si pensi all’omino di pan di zenzero, che una vecchina si fa perché diventi il proprio figlio e lui si mette a correre dopo essere stato cotto nel forno, che simboleggia l’utero materno. O a “Smalto splendente” di Basile, dove una donna si modella con le proprie mani un uomo bellissimo fatto di pasta dolce, che per incanto prende vita. Al momento delle nozze, però, la creatura verrà rubata da un’altra donna gelosa e, solo dopo una serie di peripezie, riuscirà a ricongiungersi con l’amata…».

Mariagrazia Villa

Illustrazioni: Francesca Rossetti

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