05-04-2017

Il cibo nella fiaba: la magia a tavola (parte II)

Dress your kitchen

Quali sono gli alimenti dal valore magico che s’incontrano nelle fiabe? La scrittrice Elissa Piccinini, autrice con Camillo Bacchini del libro “Ricette da fiaba” (Elliot Edizioni), illustrato da Francesca Rossetti, ce lo racconta



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Il cibo nella fiaba: la magia a tavola (parte II) Prosegue la nostra intervista a Elissa Piccinini, autrice insieme a Camillo Bacchini del libro “Ricette da fiaba”, pubblicato da Elliot Edizioni e illustrato da Francesca Rossetti, dalla mano delicata, ma qua e là piccantina.
Elissa, docente di latino e greco in un liceo, giornalista pubblicista e appassionata “sirenologa” (è suo il volume “Le sirene esistono”, edito da Otto Libri), ha da sempre un grande interesse per le favole – condiviso con Camillo – e, da qualche anno a questa parte, anche per la cucina. Per questo libro, ha curato la parte relativa al ricettario e contribuito alla parte saggistica.
Quest’ultima è stata sviluppata, in senso scientifico, prevalentemente da Bacchini. L’autore è andato ad ampliare e approfondire – occupandosi, ad esempio, della fiaba italiana di Calvino e di Capuana e, in parte, di quella di Tolkien - la ricerca compiuta da Giorgio Cusatelli in un’opera chiave del 1983.
Ogni ricetta del libro, Elissa, ha una sezione in cui il lettore può annotare le sue variazioni.
«Come la fiaba nasce oralmente e si trasforma nel tempo attraverso il lento ruminìo delle coscienze contadine, così queste ricette sono una suggestione, da cui chi utilizza il ricettario può partire per creare qualcosa di proprio. Anch’io, quando cucino, non lascio mai le ricette così come sono, ma le personalizzo sempre…».
Qual è il significato del cibo nella fiaba?
«Il cibo nella fiaba è sempre legato all’idea di abbondanza o di necessità. Si parla di cibo perché se ne è privi, vedi la storia di Hansel e Gretel o quella di Pollicino: è una società del bisogno, in cui si mangia o si beve fino all’ultima briciola o all’ultimo goccio perché lo spreco non è concepito e i cibi succulenti sono quelli basici. Non a caso, nel paniere di Cappuccetto Rosso c’è una focaccia. Per contro, c’è la società della ricchezza, soprattutto nelle fiabe cinquecentesche di Basile, dove si parla spesso di lauti banchetti con iperboliche descrizioni del cibo, che arrivano a coincidere con un sogno alimentare. In diverse fiabe, ricorre il cosiddetto “Paese di Cuccagna”, dove il paesaggio è alimentare. È un topos e un archetipo che esiste fin dall’antichità greca. Ne parla lo scrittore Luciano di Samosata nella Storia Vera, nel II secolo dopo Cristo».
Quali sono gli alimenti magici?
«Il pesce non è frequentissimo ma, spesso, quando è presente, ha un valore magico. Il pesce ha una valenza anche sacrale, legata alla simbologia cristologica fin dalla antichità, perché la parola pesce in greco, iχθύς, è l’acronimo di “Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore”: quindi il pesce è magico fin dalla sua stessa essenza lessicale. In diverse fiabe c’è l’idea del pesce che deve essere mangiato completamente, perché ogni sua parte ha un valore, tipo nel “Drago dalle sette teste” di Italo Calvino. Spesso i pesci sono parlanti, come i gamberi magici che predicono il futuro in “Rosaspina” dei Grimm. Se i pesci vengono mangiati, sono perlopiù fritti, arrosto o in umido, tipo le triglie in umido di Pinocchio».

Mariagrazia Villa

Illustrazioni: Francesca Rossetti

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