10-11-2017

La filosofia di FICO, cittadella della biodiversità italiana

Dress your kitchen

Terminiamo la nostra intervista a Tiziana Primori, amministratore delegato della società che gestisce il primo parco tematico dedicato alle eccellenze tricolore dell’agroalimentare. Ci racconta l’insegnamento che questa realtà vuole trasmettere alle nuove generazioni



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La filosofia di FICO, cittadella della biodiversità italiana<br />
Costruita sull’area del Centro Agro Alimentare di Bologna, il mercato ortofrutticolo cittadino, la nuova Fabbrica Italiana Contadina (FICO), che inaugura ufficialmente mercoledì 15 novembre, ha tutte le carte in regola, dagli obiettivi culturali alla difesa della biodiversità, all’impegno nei confronti della sostenibilità, per diventare il centro di riferimento per la conoscenza e la sperimentazione dell’eccellenza del nostro Paese.
Terminiamo la nostra intervista con Tiziana Primori, amministratore delegato di questo primo parco tematico dedicato al meglio dell’agroalimentare italiano, nato dalla volontà di unire tre realtà: il Comune di Bologna, Eataly, la catena di punti vendita di prodotti enogastronomici italiani di qualità, fondata ad Alba nel 2003 da Oscar Farinetti, e Coop, la prima società in Italia per dimensioni nel settore della grande distribuzione organizzata.
Qual è, dottoressa Primori, l’idea di agricoltura e di zootecnia che FICO sottende?
«Per quanto riguarda l’agricoltura, poniamo delle domande e offriamo delle alternative: agricoltura classica, ma anche quella biodinamica e un campo dedicato alla ricerca degli alberi perduti. Il futuro è in una coltivazione con trattamenti selettivi, orientati al biologico e al biodinamico. Per quel che concerne la zootecnia, abbiamo fatto un lavoro sulle filiere e con la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bologna per affermare un rispetto totale nei confronti degli animali e per mettere il benessere animale al centro di qualsiasi produzione».
Qual è, invece, l’idea di cucina che voi avete?
«Noi vogliamo valorizzare le nostre biodiversità: tutte le eccellenze regionali della gastronomia italiana, perché non ce n’è una che valga più delle altre».
Quali saranno gli aspetti di questo parco agroalimentare che il pubblico apprezzerà di più, secondo lei?
«La visita a FICO sarà un’esperienza unica, poiché darà modo di vedere e sperimentare cose vere: animali, campi, imprenditori, ristoratori… E offrirà oltre cinqunta corsi al giorno per apprendere qualche aspetto specifico dell’agroalimentare italiano».
FICO cosa vuole insegnare alle nuove generazioni?
«Nel campo dell’agroalimentare, esiste una storia molto importante, che rende l’Italia all’avanguardia: una storia che va ripensata e rinnovata con orgoglio e passione. FICO mette i giovani al centro, non solo come destinatari del progetto, ma anche come protagonisti. È un modo reale per dare un futuro ai nostri giovani...».
Come si pone questa realtà rispetto alla tradizione e all’innovazione di prodotto?
«L’eccellenza agroalimentare italiana dipende sia dalla tradizione che dall’innovazione: il futuro è fatto da entrambe».
Cos’è per lei un “cibo etico”?
«È un cibo che, prima di tutto, rispetta la persona e che la informa sulle caratteristiche di quanto sta mangiando, e che rispetta l’ambiente, con un atteggiamento volto alla sostenibilità».
 
Mariagrazia Villa
 
Fotografie: © FICO Eataly World
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