10-07-2017

Luca Gnizio: costruire un piatto dall’orto alla tavola

Dress your kitchen

L’eco-social designer ci svela il suo amore per la pasta e ci racconta del suo papà, bravo cuoco e talentuoso pasticcere. E ci spiega perché il cibo sia, non solo nutrimento, ma la nostra stessa vita: se è equilibrato, buono e sano, lo saremo anche noi



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Luca Gnizio: costruire un piatto dall’orto alla tavola L’eco-social designer Luca Gnizio crea i suoi oggetti d’arredo, partendo da materiali industriali di scarto, e propone da una decina d’anni, dalla fondazione del suo brand FordesignFor, una progettazione ecosostenibile ad alto valore aggiunto. Anzi, ad alti valori aggiunti: etico ed estetico.
Gnizio punta alla sensibilizzazione delle industrie, per un più ampio e concreto rispetto dell’ambiente, e al coinvolgimento di diverse associazioni sociali, per la realizzazione dei suoi prodotti. Sono proprio i principi della cooperazione e della condivisione, a permettergli di proporre un approccio nuovo al mercato e ai consumatori. Un successo, a giudicare dall’attenzione internazionale che è riuscito a concentrare sulle sue creazioni.
Quale ingrediente non può mai mancare nella tua cucina, Luca?
«In assoluto la pasta, condita in qualsiasi modo, o anche solo “aglio e olio”. Penso sia la pietanza che per nulla al mondo vorrei mancasse alla mia tavola».
Qual è l’oggetto più divertente che hai in cucina?
«Una moka a due uscite, ma forse per il ricordo simpatico che le appartiene».
C’è un piatto che vorresti sperimentare?
«Fare la pasta e il suo condimento in casa. L’idea di mangiare qualcosa creato totalmente da me mi affascina, come mi affascina l’idea di mangiare i prodotti del mio orto e che ho visto crescere giorno dopo giorno».
Qual è la ricetta che ti viene meglio?
«Riso venere con zucca, porcini e fonduta di gorgonzola».
Quali qualità apprezzi in un cuoco?
«Credo in assoluto la dedizione, il sacrificio: lavorare nei giorni in cui gli altri festeggiano, vivere in una cucina, anche in estate con temperature proibitive, correre mantenendo la calma e la gentilezza, espressa pure nella cura delle pietanze. Questa domanda la sento molto personale, perché mio padre è un grande cuoco e un pasticcere veramente talentuoso. Quindi, non può che farmi pensare a quanto la cucina abbia accompagnato tutta la mia infanzia. Penso a quando, la sera, dispiacendomi nel vederlo andare a lavorare al ristorante, pretendessi di seguirlo, anche a costo di lavare i piatti. Cosa che ho fatto. Ovviamente, dopo la seconda sera, ho capito che non era proprio un gioco, anzi... Inoltre, ricordo i primi lavoretti fatti per pagarmi gli studi. Per cinque anni ho fatto il cameriere. Decisamente una palestra di vita, che consiglio a tutti!».
Che significato ha per te il cibo?
«Il cibo è, innanzitutto, nutrimento. Se è equilibrato, buono e sano, lo saremo anche noi. Il suo significato è pari all’importanza di vivere. Il cibo è vita! Dato che non possiamo farne senza, tanto quanto comunicare e socializzare» (fine).

Mariagrazia Villa

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