27-09-2017

Museo del Parmigiano Reggiano: San Lucio, protettore di casari e formaggiai

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La storia del santo della Val Cavargna, la cui icona si trova ancora oggi in molti caseifici del Parmense, a protezione del lavoro quotidiano. È la figura umile e popolare di un pastore, vissuto fra il XII e il XIII secolo, che produceva una ricotta da offrire ai poveri



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Museo del Parmigiano Reggiano: San Lucio, protettore di casari e formaggiai Potrà sembrarci strano, ma la Chiesa commemora ben ventidue San Lucio! Di tutti, quello di cui parliamo qui è senz’altro il più umile e popolare.
Il nostro San Lucio nacque in Val Cavargna, all’estremo confine della provincia di Como con il Canton Ticino, e visse fra il XII e il XIII secolo. Secondo la tradizione, era sia un pastore, che curava con attenzione il bestiame affidatogli, senza preoccuparsi né delle canicole né delle intemperie, sia un casaro che, con il siero rimasto dalla lavorazione del latte, produceva una sorta di ricotta che offriva ai poveri.
Il suo padrone, contrariato dalla bontà e dalla carità di Lucio, lo cacciò. A quel punto, il santo trovò lavoro presso un secondo padrone, e il suo arrivo nella nuova casa comportò, miracolosamente, un’abbondanza senza precedenti. Le pecore si moltiplicarono, il formaggio prodotto anche e, di conseguenza, la ricchezza dell’ultimo padrone si fece sempre più consistente.
Il primo padrone, allora, invidioso per la fortuna che il pastore aveva portato a un altro, finì con l’uccidere Lucio, accoltellandolo e gettandolo in uno stagno posto sul crinale che divide la Val Cavargna e la Val Colla. Nel giorno della festa del santo, che è il 12 luglio, data del martirio, ancora oggi le acque di quella pozza alpestre diventano rosse, grazie alla presenza di una microscopica alga. Segno, per i devoti al culto del santo, del suo sacrificio.
San Lucio, come racconta il pannello esposto al Museo del Parmigiano Reggiano di Soragna (Parma), divenne protettore dei casari, e a questa sua prerogativa s’ispira gran parte della sua iconografia, che lo rappresenta in abito da pastore, con una forma di formaggio in mano e un coltello nell’atto di tagliarla, e spesso con un ramo di palma, simbolo del martirio.
Il culto del Santo si diffuse nell’Italia settentrionale a partire dal Duecento, proprio dalla Val Cavargna, divenuta sede di un santuario romanico a lui dedicato. Successivamente, in quanto patrono dei formaggiai, la devozione verso di lui si sparse anche in città come Milano, Bergamo, Brescia, Lodi, Codogno, Piacenza e Parma. Il motivo? Gli emigrati della Val Cavargna svolgevano l’attività ambulante di magnani (ramai o calderai) in molte località del Nord Italia e del Ticino e, proprio per questo, erano in contatto continuo con i casari, dedicandosi alla manutenzione delle caldaie in rame impiegate per la produzione del formaggio.
Anche per i Lardaroli parmensi, il culto di San Lucio rivestiva una notevole importanza, al punto che, dal Seicento all'Ottocento, risulta effigiato nelle licenze e sui documenti ufficiali dell’Arte stessa. L’antichissima e potente Arte dei Lardaroli di Parma aveva, secondo lo Statuto del 1459, il diritto di vendita esclusiva di formaggio, carni salate, olio di oliva e di semi, pesci freschi, salsicce, interiora e burro. La produzione di formaggi e quella di salumi di carne suina risultavano intimamente connesse e si concentravano in un'unica Arte, perché gli scarti di lavorazione dell'industria casearia erano perfettamente idonei all'alimentazione dei maiali.
Un dipinto, opera dell’Abate Peroni, proveniente dalla chiesa dei Lardaroli, raffigura San Lucio in abiti settecenteschi ed è conservato presso la Galleria Nazionale di Parma.
 
Mariagrazia Villa
 
Fotografie: © Musei del Cibo della provincia di Parma

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