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Tham&Videgård Arkitekter

Tham&Videgård Arkitekter
Vorrei cominciare dal vostro ultimo lavoro: Tham & Videgård è stato invitato a esporre al Padiglione Nordico della XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Potreste descrivere in dettaglio di che tipo di progetto si tratta e perché è stato scelto?  

Martin Videgård: Ci è stato chiesto di discutere un possibile approccio nordico all'architettura e il nostro progetto del Tree Hotel, l'albergo sull'albero, contiene e sviluppa molti di questi pensieri. In breve: il rapporto tra natura e architettura. Il nostro interesse si estende a molteplici contesti e questa ricerca viene condotta nel nostro studio e per ogni progetto. Il risultato è un approccio contestuale in cui l'analisi di un sito e l'interpretazione di un programma funzionale possono condurre a un'architettura che si mescola, si intreccia e si integra con la natura.
Bolle Tham: Il Mirrorcube, progettato per il Tree Hotel di Harads, è una struttura minimalista che consente di riposare al centro di un bosco fitto e selvaggio nell'estremo nord della Svezia, vicino al Circolo Artico. L'architettura ridotta che abbiamo proposto è uno spazio piccolissimo che dipende interamente dalla qualità dell'ambiente che lo circonda, dalle condizioni di luce e dalla forte presenza fisica della foresta. Gli alti pini costituiscono il suo ambiente e sostengono la stanza.
Martin Videgård: La costruzione allude anche al rapporto dell'uomo con la natura; il nostro modo di attrezzarci con tecnologie sofisticate per affrontare i climi rigidi ma anche il desiderio di esplorare la natura fino al suo livello più selvaggio ed essenziale. Poiché l'esterno riflette l'ambiente circostante e il cielo, creando un rifugio mimetizzato, il Mirrorcube diventa l'espressione fisica di queste idee, il sogno di un rifugio isolato, lontano dalla civiltà.
Bolle Tham: La nostra casa di luce presentata al padiglione nordico è una versione distillata delle osservazioni che hanno ispirato il Tree Hotel; un rapporto al contempo diretto e concettuale con la natura, la luce nordica, gli alberi e il cielo.


Lo studio Tham & Videgård Arkitekter si occupa di molti diversi aspetti dell'architettura, da interventi urbanistici su vasta scala a singoli edifici, interni e oggetti. Qual è il terreno comune? Si può dire che il vostro approccio personale fa sempre riferimento al contesto?

Martin Videgård: Sì, uno dei fattori che rendono costantemente interessante e stimolante il lavoro di progettazione è il contesto. Se si guarda abbastanza da vicino il contesto di un progetto, il suo ambiente fisico e ideologico, si ottengono un'inesauribile fonte d’ispirazione per nuove soluzioni e risposte precise per ogni programma. Per avere successo il concetto di un progetto architettonico deve basarsi su una serie di osservazioni relative al suo contesto. Di fatto, si potrebbe sostenere che è in primo luogo il contesto a determinare se un progetto architettonico funziona per quel determinato posto e quella determinata epoca.
Bolle Tham: Quindi l'Architettura, nella sua essenza, consiste nel creare e organizzare lo spazio. In origine, in risposta alla necessità di offrire all'uomo un riparo dalla natura. Una storia lunga migliaia di anni ha portato l'architettura a evolversi da rifugio primitivo a una forma d'arte che comprende diversi livelli culturali, una cultura della costruzione varia e complessa. Opportunità e adattamento a condizioni specifiche del sito hanno generato soluzioni diverse alla stessa necessità, dall'igloo degli eschimesi ai tepee nordamericani. Le condizioni fisiche del contesto sono quindi state l'ovvio punto di partenza nella scelta della forma degli edifici. Parallelamente, ogni regione ha sviluppato la sua propria identità, in cui filosofia, religione e leggi hanno creato l'ossatura della società. Questo ha generato contesti culturali diversi che, insieme al contesto fisico, costituiscono oggi la base di qualsiasi architettura.
Martin Videgård: Viviamo inoltre in un'epoca in cui viaggi reali e virtuali rendono il mondo sempre più piccolo. La globalizzazione offre a persone di tutto il mondo riferimenti comuni, presentando all'architettura nuove opportunità - un atteggiamento più aperto verso idee diverse - e nuove sfide - il rischio di trascurare il contesto e di un’insignificante uniformità. Riteniamo tuttavia che, attraverso la comprensione del proprio contesto, la buona architettura possa rappresentare sia il livello internazionale che quello locale, utilizzando il clima, l'eredità culturale e le conoscenze endemiche come un filtro alla globalizzazione. Il nostro modo di lavorare coniuga pragmatismo e intuizione per ottenere chiarezza e forte espressività architettonica. La migliore architettura è sufficientemente chiara da offrire molteplici letture a seconda delle persone, del luogo e dell'epoca.

Concorsi, conferenze e mostre rappresentano una parte importante dell'attività di Tham & Videgård Arkitekter': quale ruolo hanno nel vostro lavoro?

Bolle Tham: Ci offrono l'occasione di discutere e sviluppare le nostre idee insieme ai colleghi, in un contesto internazionale. Conferenze e mostre si tengono più spesso all'estero che in Svezia e i concorsi generano tempo per la ricerca all'interno dello studio, un modo per esplorare e saperne di più su luoghi e culture diversi nel mondo. Naturalmente queste attività ispirano e influenzano l'attività quotidiana in studio.

Nel 2007 Tham & Videgård Arkitekter si è aggiudicato il concorso per la nuova Facoltà di Architettura e l'ingresso al campus del Royal Institute of Technology di Stoccolma. Potreste descrivermi in dettaglio di che progetto si tratta?

Martin Videgård: Si potrebbe descrivere la situazione del sito del campus KTH, un contesto storico e culturale molto concreto che comporta limitazioni fisiche, come il contrario di una tabula rasa. La nuova facoltà si inserisce nell'area di un cortile esistente, accanto all'ingresso principale dell'Università, con i suoi originali e imponenti edifici in mattoni dell'inizio del XX secolo.
Un punto di partenza è stato lo studio di possibili modelli di circolazione nel campus KTH e attraverso il cortile, allo scopo di realizzare l'edificio senza ridurre il numero di percorsi. Questo ha generato l'idea di includere e incoraggiare la circolazione intorno e attraverso l'edificio come modo per integrare e ancorare completamente la nuova facoltà al sito. Abbiamo inoltre proposto che l'intera sezione dell'edificio, e non solo il piano terra, potesse essere resa accessibile a tutti, insegnanti, studenti, ricercatori o visitatori. Quest’apertura è rafforzata dalle forme continue e arrotondate della pianta, in cui diversi spazi e funzioni possono affiancarsi praticamente senza la presenza di muri. Viste e percorsi si estendono attraverso una struttura le cui condizioni spaziali ricordano più un paesaggio che un tradizionale edificio istituzionale.
Bolle Tham: Questo edificio ci ha inoltre consentito un uso estensivo delle superfici vetrate sulle facciate, che gli hanno conferito un tono generalista oltre a fornirlo generosamente di luce e trasparenza senza comprometterne l'efficienza energetica e climatica.

Lo studio Tham & Videgård Arkitekter si è recentemente aggiudicato il 1° premio dell'ECOLA-Award 2012 con la Atrium house. Potreste spiegarci in generale qual è la vostra idea di edilizia residenziale e sostenibilità?

Martin Videgård: Riteniamo che esista un grande potenziale per creare un'architettura contemporanea sostenibile che si avvalga delle nuove tecnologie costruttive e dei nuovi materiali. Quello di sostenibilità è un concetto molto ampio che racchiude tematiche di tipo ambientale, sociale ed economico. Una crescente consapevolezza ambientale a livello di architetti, costruttori e utenti condurrà a innovazioni tecnologiche e inviterà il settore dell'edilizia a sviluppare soluzioni sostenibili a lungo termine. Dalla ricerca di una progettazione, produzione e di un modo di vivere più sostenibili emergerà una nuova architettura con una propria espressione unica.
Bolle Tham: Nell'edilizia residenziale, i metodi di costruzione semplici e diretti si dimostrano spesso la migliore strategia in termini di sostenibilità. Generano edifici semplici da costruire, da mantenere in buone condizioni e infine da riciclare. È quel che pensano anche i migliori ingegneri strutturali con cui collaboriamo e, quando la tecnica di costruzione è sufficientemente raffinata, contribuisce anche a creare spazio per sviluppare un'architettura maggiormente sostenibile.
La Atrium House è stata progettata in base a questa linea di pensiero. Si ispira alla forte matericità dell'architettura agricola locale di Gotland e può essere descritta come una struttura architettonica austera in cui gli elementi necessari alle funzioni quotidiane sono ridotti al minimo. Rispetto al paesaggio aperto e vasto, l'edificio sembra più un basso muretto che una casa. È costruito intorno ad un cortile interno completamente chiuso destinato a fungere da punto fisso, una stanza riparata all'aperto, mentre il resto della proprietà è lasciato indisturbato come un prato dove le pecore al pascolo impediscono alla terra di tornare alla foresta.


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